La seconda generazione

Regolo è degno figlio di quel padre. Crede nell’azienda, ha grande passione per il vino e spende ogni energia per consolidare e rendere ancora più autorevole la presenza della Sartori sul mercato. Il quartier generale è sempre Villa Maria, l’investimento che nonno Pietro aveva fatto probabilmente immaginandola già come il luogo ideale per fare crescere la sua famiglia e la sua azienda.

Galantuomo dedito esclusivamente alla professione e alla famiglia, Regolo era considerato un operatore di un certo livello e un assaggiatore straordinario, grazie a un palato fuori dal comune, che amava curare come un violinista fa con le sue mani. Era abitudine di Regolo Sartori preparare personalmente i vini per i suoi clienti, che al termine della “composizione” apponevano la loro firma sulla botte, a testimonianza di avvenuto deposito del blend.

Oggi Sartori riproduce questo modus operandi su larga scala. Sartori-sartorialità, in nomen, omen! Proprio come farebbe un sarto stilista, Sartori prende le misure, tratteggia il modello, sceglie le stoffe e infine confeziona l’abito -il blend, il vino- che sfilerà sulle passerelle più importanti del mondo e farà risplendere in un bicchiere di Amarone o di Soave Classico l’essenza più autentica del Made in Verona, Italy.

Terminata la Seconda Guerra mondiale, nel 1947 Sartori riprende ufficialmente a produrre e commercializzare i suoi vini. L’azienda cresce, i numeri diventano importanti, l’espansione è ancora la priorità di Regolo, che migliora le tecnologie, acquista nuovi mezzi, lavora senza mai accogliere e utilizzare, nel suo personalissimo vocabolario, la parola “vacanza”.

Ma nel 1952 Regolo muore e i due giovani figli, nonostante le difficoltà, assumono la reggenza dell’azienda. Pierumberto, secondo il gergo di famiglia, diventa il Ministro degli Esteri e segue l’aspetto commerciale, mentre a Franco spetta la titolarità del Ministero degli Interni, ovvero la produzione e la gestione del personale.